"Piuttosto morire per mantenere una parola che morire da traditore!"

venerdì 3 marzo 2017




In ricordo di Francesco “ Ciccio” Mangiameli
Soprannominato Ciccio, di origini palermitane, iniziò la sua militanza politica nelle organizzazioni giovanili del Movimento Sociale Italiano per poi aderire all’extraparlamentarismo di destra. Prima in Ordine Nuovo, Fronte Nazionale e poi in Terza Posizione. Laureato in Lettere e Filosofia, insegnò italiano in alcuni istituti di scuole superiori. Fondò il gruppo siciliano di Terza Posizione e entrò a far parte della Direzione Nazionale con funzioni di guida insieme a Roberto Fiore, Gabriele Adinolfi e Giuseppe Dimitri.
Entrò in contatto con alcuni esponenti romani, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari, gruppo terroristico nato dallo spontaneismo armato di estrema destra. Legame, tenuto, per il raggiungimento di un obiettivo. Far evadere, dalla casa circondariale Ucciardone di Palermo, un altro militante di Ordine Nuovo, Pierluigi Concutelli, condannato per l’omicidio del Giudice Vittorio Occorsio. Francesco Mangiameli cercò di dissuaderli e l’operazione, per altre vicissitudini, non fu portata a termine.
Altri tentativi, di reperire armi, fallirono, uno proprio per colpa di Francesco Mangiameli. Iniziò così una profonda diffidenza nei confronti del Camerata, pur rimanendo l’unico supporto e appoggio in Sicilia. Infatti, quando nel luglio del 1980, i fratelli Fioravanti affidarono nelle mani di Francesco Mangiameli il denaro necessario per rifinanziare l’evasione, i Nuclei Armati Rivoluzionari, maturarono la convinzione che Francesco Mangiameli fosse un traditore e che doveva essere punito. Il 10 settembre del 1980, il neofascista palermitano si recò a Roma, a Porta Pia. Con l’inganno, e senza accorgersi della trappola, fu portato nella pineta di Castelfusano e giustiziato con un colpo di pistola, beretta 7.65, alla nuca.
Il corpo, completamente spogliato, fu zavorrato e gettato nelle acque del lago di Tor de’ Cenci. Dopo due giorni il cadavere riaffiorò dalle acque e avvistato da alcuni passanti. Negli anni seguenti, alcuni pentiti, sostennero che l’intenzione dei Nuclei Armati Rivoluzionari fosse di uccidere anche la moglie e la figlia di soli sette anni. Forse Francesco Mangiameli sapeva troppo, forse era considerato un testimone troppo scomodo, ancora oggi non si è trovata una ragione credibile per quell’efferrato delitto. 


IN PRIMA FILA FRANCESCO MANGIAMELI

Trent’anni fa il più inquietante, insensato e imbarazzante dei delitti

Il 10 settembre 1980 (il 9 secondo altre ricostruzioni) vicino Roma veniva assassinato Francesco Mangiameli dirigente di Terza Posizione di trentuno anni .

Un delitto assurdo e demenziale consumato a tradimento da “fuoco amico”. Grave e pericoloso è il delirio di onnipotenza che coglie chi acquisisca all’improvviso la facoltà di decidere della vita o della morte altrui e non abbia la preparazione e la coscienza indispensabili per mantenersi padrone di sé e degli eventi.

Quella follia, determinata da un dissapore di qualche mese prima, dovuto ai più futili motivi del mondo, rappresentò l’azione più orrenda e disdicevole della banda Fioravanti (che rappresentarono una componente specifica dei Nar, sicuramente significativa, ma non I Nar che, in quanto tali, contrariamente a quanto sostengono presunti storici, degli autentici ciarlatani, non entrarono mai in guerra con Terza Posizione).

Consumato il delitto, gli sciagurati si resero conto di quanto fosse lordo e imbarazzante il loro misfatto e cercarono di rimuoverlo precipitosamente facendo sparire il corpo che gettarono in un lago con pesi da sub alle ascelle per non farlo riaffiorare. Ma riaffiorò ventiquattrore dopo.
A questo punto i suoi assassini, per timore di perdere la faccia e sopratutto la solidarietà per loro indispensabile nell’area, iniziarono a imbastire racconti diversi per giustificare l’omicidio del valoroso militante palermitano. Una serie di calunnie persino più imperdonabili dell’omicidio, perché cercare d’infangare l’onore delle proprie vittime per liberarsi del peso dei propri misfatti non rappresenta di certo un capolavoro esistenziale.

Il risultato fu un boomerang. Gli inquirenti si chiesero il perché di un delitto tanto misterioso e del tentativo, contrario agli usi dei Fioravanti, di far sparire il corpo invece di rivendicare l’omicidio.

Non capirono che gli assassini si erano vergognati del misfatto assurdo e così iniziarono a ipotizzare che avessero voluto eliminare un teste scomodo e presero ad elucubrare fino a perdersi nei labirinti e negli alambicchi dei gialli giudiziari.

Fu seguendo questi percorsi che iniziarono a costruire il teorema assurdo per il quale, alla fine, i coniugi Fioravanti furono condannati per la strage di Bologna. Questa sinistra nemesi finì però con il coinvolgere indirettamente anche una persona solare, innocente non solo della strage ma anche di quest’ineffabile assassinio: Luigi Ciavardini.

Ed ecco come e perché quell’infame tragedia di trent’anni fa finì con il rappresentare l’evento più infausto di tutta l’epoca.

Ancor oggi la vicenda è così imbarazzante che collettivamente l’area tende a rimuoverla mentre per sublimarla, per purificarla, è necessario rendere gli onori dovuti a colui che fu a lungo e senza posa un grande militante dngli anni più duri, Francesco Mangiameli, ucciso dall’imbecillità delinquenziale ma non per questo meno Caduto di tutti gli altri nostri angeli custodi così come li ha felicemente definiti Gianluca Iannone.

Francesco Presente!

Nella speranza che anche noi si torni ad essere presenti: a noi stessi. Iniziando di lì.







PER NON SCORDARLI MAI !


ABATE ORESTE CILIVERGHE (BS) 01/10/1950
ADOBATI PIETRO TRIESTE 05/11/1953
ALFANO BEPPE BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME) 08/01/1993
ALIBRANDI ALESSANDRO ROMA 05/12/1981
ALIOTTI ANTONINO ROMA 20/02/1967
ALVAREZ ALESSANDRO MILANO 03/03/2000
ANSELMI FRANCESCO ROMA 06/05/1978
ANTONELLI GIULIO NAPOLI 03/04/1991
ASSIRELLI ORLANDO SESTO S.GIOVANNI (MI) 27/01/1946
AZZI NICO MILANO 11/01/2007
BASSA ERMINIO TRIESTE 06/11/1953
BIGONZETTI FRANCO ROMA 07/01/1978
BILLI ACHILLE ROMA 05/04/1949
BOCCACCIO IVAN RONCHI DEI LEGIONARI (GO) 06/10/1972
CALIGIANI ORIO MILANO 26/01/1946
CALZOLARI ARMANDO ROMA 25/12/1969
CAMPANELLA ANGELO REGGIO CALABRIA 17/09/1970
CECCHETTI STEFANO ROMA 11/01/1979
CECCHIN FRANCESCO ROMA 16/06/1979
CIAVATTA FRANCESCO ROMA 07/01/1978
CRESCENZI RODOLFO
CRESCENZO ROBERTO TORINO 01/11/1977
CROVACE "MAMMAROSA" RODOLFO MILANO 03/07/1984
DE AGAZIO FRANCO MILANO 14/03/1947
DE ANGELIS NANNI ROMA 05/10/1980
DE NORA PAOLO SAN GIOVANNI IN MONTE (BO)
DI NELLA PAOLO ROMA 02/02/1983
DISCALA ELIO ROMA 23/06/1994
DOMINICI BENVENUTO REGGIO CALABRIA
ESPOSTI GIANCARLO PIAN DEL RASCINO (RI) 30/05/1974
FALDUTO ANDREA
FALVELLA CARLO SALERNO 07/07/1972
FERRARI SILVIO BRESCIA 18/05/1974
FERAZI ANDREA  GOA
FERRERO ENRICO TORINO 24/05/1985
FERRI VITTORIO PISA 15/07/1948
GATTI FERRUCCIO MILANO 04/11/1947
GHISALBERTI FELICE MILANO 27/01/1949
GIAQUINTO ALBERTO ROMA 10/01/1979
GIRALUCCI GRAZIANO PADOVA 17/06/1974
GIUDICI BRUNO
GRILZ ALMERIGO MOZZAMBICO 19/05/1897
JACONIS CARMINE REGGIO CALABRIA 17/09/1971
LABBATE BRUNO REGGIO CALABRIA 15/07/1970
LOCATELLI "MICHELIN" FRANCO MONZA APRILE 1983
LUPARA SERGIO MILANO 26/01/1946
MACCIACCHINI EVA MILANO 17/01/1947
MACCIO' DIEGO TORINO 24/05/1985
MAGENES GIORGIO MEDIGLIA (MI) 09/11/1947
MAINO ANTONIO  CALA FIGUERA (SPAGNA)
MANCIA ANGELO ROMA 12/04/1980
MANFREDI RICCARDO LODI (MI) 03/06/1976
MANTAKAS MIKIS ROMA 28/02/1975
MANZI LEONARDO TRIESTE 06/11/1953
MASSAIA LEONARDO MILANO 1949
MATTEI STEFANO ROMA 16/04/1973
MATTEI VIRGILIO ROMA 16/04/1973
MAZZOLA GIUSEPPE PADOVA 17/06/1974
MEGGIORIN CLAUDIO BESANO (VA) 13/06/2005
MENEGHINI ENRICO MONZA 06/02/1946
MINETTI RICCARDO ROMA 20/04/1978
MONTANO SAVERIO TRIESTE 06/11/1953
MORTARI I GINO CINISELLO BALSAMO (MI) 28/11/1947
NARDI GIANNI PALMA DI MAIORCA 16/09/1976
NIGRO FRANCESCO MELISSA 29/10/1949
PAGLIA FRANCESCO TRIESTE 06/11/1953
PAGLIAI PIERLUIGI BOLIVIA 10/10/1982
PALLADINO CARMELO NOVARA 12/08/1982
PEDENOVI ENRICO MILANO 26/04/1976
PETRUCCELLI MICHELE MILANO 14/11/1947
PISTOLESI ANGELO ROMA 28/12/1977
PONTECORVO ADRIANA TORINO 01/04/1987
PRINCIPI PIETRO
RAMELLI SERGIO MILANO 25/03/1975
RECCHIONI STEFAN0 ROMA 07/01/1978
SANTOSTEFANO GIUSEPPE REGGIO CALABRIA 31/07/1973
SCARCELLA PINO
SCARPETTI ALDO
SPEDICATO WALTER PARIGI 02/05/1992
TANZI BRUNILDE MILANO 17/01/1947
TRAVERSA MARTINO BARI 13/03/1980
VALE GIORGIO ROMA 05/05/1982
VENTURINI UGO GENOVA 18/04/1970
VIVIRITO SALVATORE MILANO 21/05/1977
ZAVADIL ANTONIO TRIESTE 06/11/1953
ZAZZI EURO MILANO 03/08/1946
ZICCHIERI MARIO ROMA 29/10/1975
ZILLI EMANUELE PAVIA 05/11/1973
ZUCCHIERI MARZIO

E TUTTI GLI ALTRI CAMERATI CHE CONTINUANO A VIVERE IN QUEI CUORI 
CHE RENDONO LE LORO VITE SPEZZATE,
PER SEMPRE IMMORTALI!


NE' FRONTE ROSSO NE' REAZIONE, TERZA POSIZIONE"


La necessità della rivoluzione nasce dal rifiuto sia del sistema capitalistico che di quello marxista, governati, secondo TERZA POSIZIONE, da ideologie massificanti che soffocano gli impulsi creativi individuali corrompendo l’uomo e allontanandolo da se stesso.
L’obiettivo di Terza Posizione sul piano internazionale è la lotta contro gli imperialismi degli USA e dell’URSS, contro il mercantilismo e il sionismo: "Né Usa, né URSS: Terza Posizione".
Ne consegue il pieno appoggio a tutti i movimenti di liberazione nazionale, che si battono per la salvaguardia delle proprie tradizioni e contro le aggressioni militari e le infiltrazioni economiche delle superpotenze: è il caso dei Baschi, degli Irlandesi, degli Afgani, degli Iraniani, dei nazionalisti Libici di Gheddafi, dei Sandinisti del Nicaragua, ecc.
Nel settembre del 1980 la magistratura romana ordina un blitz contro Terza Posizione, assestandole un colpo quasi mortale. Risultato: 150 perquisizioni, 10 arresti, otto ordini di cattura notificati in carcere
.





“I “compagni” manifestavano contro la guerra del Vietnam ? Ed eccoci lì, in venti contro cento: bastonate e colpi di casco integrale. Ogni giorno la stessa storia. Una vita d’inferno. Noi eravamo pochissimi, mentre i rossi erano centinaia, migliaia….I nostri simpatizzanti, a Palermo, vivevano nelle periferie, ma credo anche nelle altre città italiane, in continente, come si dice in Sicilia. Io e Ciccio Mangiameli avevamo capito che i nostri possibili militanti attivisti erano i sottoproletari delle borgate: di Borgo Nuovo, dello Zen, del Cep. Parlavamo con loro, usavamo parole semplici, riuscivamo a farci capire. E li aiutavamo quando si presentava l’occasione.  Così io e qualche altro camerata eravamo costretti a correre per tutta la città, ogni volta che ricevevamo una telefonata: “Piero, aiuto ! non vogliono farci uscire da scuola !” “Piero, aiuto ! i compagni ci stanno massacrando di botte !” e noi correvamo. In due. Magari anche in tre. Qualche volta persino da soli. Scazzottate, fughe, colpi di spranga”

(Pierluigi Concutelli, giovane attivista ricorda il suo passato nella Palermo dei primi anni ’70)